Epifania in Sardegna, riti e tradizioni tra passato e presente

Origini dell'Epifania in Sardegna

Furono gli spagnoli ad introdurre nell’isola il culto dei Re Magi, Pasca de is tres reis, quando all’epoca erano ancora vive tradizioni locali e pagane legate a Madre Natura. La celebrazione è testimoniata anche nella Carta de Logu, dove si riporta: “Sa pasca de sa epiphania si clamat pasca nuntza”, dove pasca significa festa, e nuntza si traduce come annuncio, quello dei tre re al mondo sulla nascita di Gesù.

Come si celebrava l'Epifania in Sardegna? I riti tradizionali

  • Durante il Medio Evo -quindi anche durante l’epoca dei Giudicati- l'Epifania era nota come festa dell'Annunciazione, preparava cioè gli isolani anche ad altre festività, tra tutte la Pasqua di resurrezione del Signore.
  • Come in altre aree europee esistevano antichi culti tradizionali che celebravano la florida rinascita della natura dopo il solstizio: protagoniste erano sempre figure femminili che distribuivano generosamente diversi doni prima di morire e poi rinascere. In questa epoca pre-spagnola erano molto diffusi riti purificatori e fuochi, sempre all’aperto e con il coinvolgimento di tutta la comunità.
  • Nel periodo spagnolo -iniziato nel 1479 con l'unione delle corone di Aragona e Castiglia, e durato fino al 1718- la festa in Sardegna iniziò a proporre la figura dei Re Magi, con influenze sulle attività sociali e sull’enogastronomia locale. Los reyes arrivavano dal mare e le mani sapienti delle donne preparavano il roscón de Reyes, una torta con dentro la ‘sorpresa’ di un re in miniatura ed un fagiolo. È in questo periodo che i bambini andavano di casa in casa cantando il canto dei tre re chiedendo in cambio dolci e frutta secca. Se per diversi motivi il permesso per il canto non veniva accordato, chi apriva la porta ricompensava ugualmente i piccoli cantanti, per evitare di sentire un disgraziato canto di malaugurio.

Sa baccucca eccia, la leggenda della Befana sarda

  1. Sa eccia, sa beccia, sa bacucca eccia è la vecchietta che volando sulla sua vecchia scopa premia o ‘punisce’ i bambini per il comportamento tenuto durante l’anno appena concluso portando loro piccoli doni o carbone. Si tratta di una figura introdotta relativamente in tempi moderni (come ricorda lo storico Francesco Alziator), che nell’immaginario della popolazione locale è molto rispettata ed attesa nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio. Figura inquietante e paurosa sa filonzàna era temuta poiché incarnava colei che tagliava il filo dell’esistenza degli uomini. Questa donna, custode del destino mortale di uomini e donne è una figura ancora rappresentata durante il carnevale nell’entroterra dell’isola: brutta e zoppa cammina con sguardo torvo vicino a contadini ed allevatori, mostrando il filo -a rappresentare la vita- arrotolato nel suo fuso. Un solo gesto interrompe 'o meglio può interrompere' la vita dello sfortunato destinatario del gesto.
  2. La vecchietta diventata poi più simpatica ha nei secoli soppiantato la figura della filonzana e dei tre re. Secondo la leggenda cristiana l’origine della Befana -dal greco epifania, apparizione, manifestazione di una qualsiasi divinità mediante miracoli o visioni- si lega al complicato arrivo dei Magi a Betlemme. I tre Re infatti, in difficoltà per trovare la strada, chiesero indicazioni ad un'anziana signora che si unì poi a loro per conoscere il figlio di Dio.

Gli antichi piatti sardi legati all'Epifania

I cibi dell’Epifania come nel resto d’Italia simboleggiano fortuna e prosperità, come da tradizione cristiana e suggestivi riti pagani locali. Sarete fortunati se troverete questi piatti durante alcune sagre e feste tradizionali dell'isola. Il dolce dei tre re -o Roscòn-  è una deliziosa ciambella dolce con fava, cece e fagiolo. Molto apprezzate sono le tzìppulas -frittelle dolci ormai diffuse con gli altri dolci natalizi sardi. Le zeppole aprono il periodo del dolce fritto carnascialesco; le arance ed i mandarini incisi sono offerti e mostrati invece dai bambini che chiedono -“Nem’ estrana?”, nessun dono?- piccoli regali in cambio. Pane tradizionale del periodo è sa pertusitta, una vera opera d’arte che è quasi un peccato mangiare! Ancora da gustare è il pane tradizionale cabude, da accompagnare a su succu, deliziosa minestra asciutta a base di brodo e formaggio pecorino acidulo.

La torta dei tre re

In Catalogna -Spagna- sono i tre re a portare i regali ai bambini nella notte del 5 Gennaio. I festeggiamenti sono impreziositi dal dolce tipico diffuso ancora nella zona di Alghero dove maggiormente si conservano le tradizioni catalane. Il roscón de Reyes è una delicata e deliziosa ciambella soffice abbellita in superficie con abbondanti noci, mandorle e frutta candita; all’interno si nasconde un re in miniatura o una moneta. La ciambella, apparentemente semplice, richiede in realtà una preparazione lenta ed attenta, che sempre meno donne in Sardegna sanno tramandare. Si dovrebbero infatti mescolare tre legumi diversi -fave, fagioli e ceci- in un impasto dalla lunga lievitazione. Colui che trovava uno dei legumi intero nella propria fetta sarebbe stato fortunato per tutto l’anno e avrebbe avuto una buona produzione di grano, di uva e di olive. Anche il fortunato che nella sua fetta troverà il re o la moneta è destinato a fortuna e ricchezza! Chi invece trova uno dei legumi l’anno successivo avrà un anno ricco (in passato con ricca produzione di grano, uva ed olive) e l’anno successivo dovrà avere cura di fare la torta da condividere con familiari ed amici.

Sa pertusitta

Questa focaccia tradizionale originaria di Benetutti di grandi dimensioni ha la caratteristica di avere delle scene pastorali  in rilievo disegnate sulla crosta: queste -in base all’abilità di chi la rifinisce- riportano scene di vita rurale e agropastorale in Sardegna. Pastori, greggi, attrezzi agricoli possono essere riconosciuti e portare abbondanza e buona fortuna.

Su kapidu 'e s'annu

‘Su kapidu 'e s'annu’, cioè capo d’anno, inizio dell'anno, è celebrato con riti antichi durante i quali si preparava anche ‘Su Cabude’, pane dolce bianco a forma di corona: questo pane rituale veniva condiviso in famiglia per augurare a tutti fortuna e prosperità.

Su succu

Il ‘succo’, originario di Busachi, è un brodo di carne di pecora (ma anche di carne mista di manzo, galletto) che prende la consistenza finale di una minestra asciutta- servito con della pasta sottilissima lunga preparata a mano. Condito con formaggio pecorino stagionato grattugiato e pecorino fresco a dadini è una prelibatezza unica ed indimenticabile. Piatto di origine preromana, la sua preparazione era simbolo di festa e famiglia, insomma di orgoglio sardo! La sottilissima pasta -tipo capelli d’angelo- viene cotta per pochi minuti nel brodo con l’aggiunta del pecorino acidulo a dadini ed una generosa spolverata di pecorino stagionato grattugiato; quindi su cuccu si lascia riposare a fuoco spento con il coperchio, fino a quando tutto il brodo viene assorbito. Piatto sempre più raro e gustoso da annoverare tra le ricette sarde più suggestive e tipiche. Visita il nostro sito e scegli tra una vastissima gamma i migliori prodotti tipici sardi on line: formaggi sardi e salumi, vini spumanti e birre, sottoli, dolci, pasta, pane, bottarga. Basta un semplice click per ricevere comodamente a casa una vasta selezione di prodotti tradizionali. Per dare un gusto suggestivo e tradizionale alla tavola delle feste regalati e regala la Sardegna!