Sette chilometri di spiaggia, dune dorate altissime, cervi, resti minerari ed un relitto a 200 metri dalla costa.
Tutto questo è Piscinas, un
meraviglioso angolo di natura intatta, dove la forza del vento di maestrale ha spinto verso l'entroterra la sabbia del litorale, formando un vasto sistema di dune di diversi tipi: scintillanti e dorate, e ricoperte di macchia mediterranea (come la pianta di
mirto) e piccoli arbusti come ginepri e lentischi.
Come arrivare alle dune di Piscinas
Appena usciti dalla Costa Verde ci si immette sulla strada sterrata che collega la miniera di Ingortosu con le
dune di Piscinas e la sua famosa spiaggia.
L’ultimo tratto, a partire dalla laveria di Naracauli, vi accompagnerà tra gli intensi profumi della macchia mediterranea, lasciando intravedere le alte dune fino alla lunga spiaggia di Ingortosu, con i suoi 800 metri dedicati ai naturisti.
Dune di Piscinas: tra flora e fauna
Le uniche piante che si adattano a vivere sulle dune di Piscinas sono gli
antichi olivastri ed i ginepri secolari, dal profumo intenso ed inconfondibile.
Tra le dune, incontaminate e poco frequentate dall'uomo, anche diverse specie di animali selvatici, tra cui il famoso e sempre meno timido
cervo sardo, che spesso si spinge fino sulla spiaggia.
Queste dune - certamente le più famose di tutta l'Isola, alte fino ad un centinaio di metri -
si contendono con la duna di Pilat, a settanta chilometri da Bordeaux in Francia, il titolo di
dune più alte d'Europa. Sono comunque riconosciute come le più alte dune ‘vive’ in Europa ossia le più alte sulle quali vivono flora e fauna.
La sabbia dorata e finissima, i rilievi disegnati dal vento, una flora contorta e sinuosa, testimoniano l'esistenza di un affascinante deserto in miniatura di circa tre chilometri quadrati.
La spiaggia di Piscinas
Inserita tra una ricca e profumata vegetazione, che la rende una delle spiagge più belle del mondo secondo il National Geographic, la spiaggia di Piscinas appare come un prezioso quadro naturale incastonato tra ginepri secolari dai rami contorti, lentischi ed olivastri che formano piccoli boschetti. Tra la vegetazione crescono anche fiori come la violacciocca, il giglio di mare ed il papavero della sabbia, mentre il cervo sardo passeggia tra il verde.
Il litorale, lungo
quasi sette chilometri, ha un aspetto solitario e selvaggio; il mare azzurro cangiante, cristallino e lucente, ha un fondale sabbioso di media profondità.
La spiaggia, risulta
affollata in alta stagione solo presso il parcheggio alla fine della strada,
per il resto risulta quasi deserta.In questa meravigliosa spiaggia nel mese di giugno depongono le uova le
tartarughe marine.
Una nuotata al largo, già solo a duecento metri dalla riva, permette di osservare un paesaggio marino inusuale e di grande suggestione, nel quale si possono notare anche tracce del
relitto di una nave inglese risalente al diciottesimo secolo, che, ancora carica di piombo e armata di un cannone, riposa tra la sabbia da tre secoli.
La spiaggia naturista di Ingortosu
La spiaggia di
Piscinas di Ingortosu, questo il suo nome completo, è la seconda spiaggia della Sardegna in cui, dall’agosto 2018, i naturisti possono praticare il
nudismo integrale in modo autorizzato. La prima è stata la spiaggia di Porto Ferro, nel comune di Sassari.
Con i suoi
800 metri di lunghezza, Piscinas è considerata la
spiaggia naturista più grande d’Europa.
Sulla spiaggia si trova anche un prestigioso hotel ricavato all’interno di un basso edificio industriale restaurato, che conserva ancora le strutture originali.
L’edificio ospitava il
vecchio deposito minerario e fungeva da stazione di arrivo del trenino che trasportava il minerale estratto dalla
miniera di Ingortosu, proveniente dalla laveria Brassey di Naracauli. I minerali venivano poi trasferiti via mare verso
Carloforte, sull’isola di San Pietro, nei giorni in cui le condizioni del mare lo permettevano.
Il borgo fantasma di Ingortosu
Ingurtosu oggi fa parte del
parco geominerario della Sardegna, ma per oltre un secolo è stato un importante centro direzionale delle miniere del complesso di Montevecchio. Da qui si scende verso il mare attraversando la
valle de Is Animas.
In un’atmosfera sospesa nel tempo si possono osservare i resti della
residenza del direttore, la palazzina della direzione, la chiesa e l’ospedale, oltre a ruderi di alloggi e cantieri con pozzi, impianti e laverie. Non mancano carrelli arrugginiti e vagoni abbandonati della vecchia ferrovia utilizzata per il
trasporto dei minerali fino all’attracco sulla spiaggia.
Intorno si estende una scenografia unica, fatta di
rovine minerarie, scavi e materiali di scarto che colorano le colline con le famose acque rossastre. Le
dune dorate, alte fino a 90 metri e modellate dall’instancabile maestrale, contribuiscono a creare un paesaggio suggestivo e quasi cinematografico.