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Maialetto sardo: storia e curiosità sul ‘porceddu’
Cos'è il porceddu sardo?
Il maialetto sardo -porceddu, proceddu, procededdu, polceddu, polcheddu o maialino- è un maiale da latte che di solito non supera i 7chili di peso; se cresce diventa maiale e dopo i 10 chili porchettone. La sua cottura, sempre più versatile, è tradizionalmente allo spiedo, ma la cottura al forno è comunque abbastanza diffusa perché più pratica. L’usanza di tagliare la carne dopo cotta e di farla riposare qualche minuto prima di servirla -è ottima anche fredda!- con dei freschi rametti di mirto rende il suo migliore e tradizionale aroma. Inserito a pieno merito da secoli tra i migliori piatti tipici della cucina Sarda è apprezzato da grandi e bambini in qualsiasi occasione, ed è ormai immancabile in tutte le feste e sagre paesane.Quanti mesi ha e quanto pesa il maialetto sardo
Il suino giovane viene normalmente macellato tra i 2 e i 6 mesi di età ed è nutrito prevalentemente ancora con latte materno. Per questo motivo la carne si mostra chiara, con una consistenza leggermente gelatinosa; la pelle è ancora molto bianca e diventa deliziosamente croccante con la cottura. Affidatevi al vostro macellaio di fiducia che vi garantirà un maialetto dal peso giusto che sia stato cresciuto con una alimentazione corretta a base di latte, erbe e cereali naturali. Il maialetto che pesa di più avrà comunque un ottimo gusto, ma va preparato in maniera diversa.Origini e tradizione del porceddu sardo
- La storia del maialetto arrosto -da secoli considerato tra i migliori piatti tipici della cucina sarda- è radicata nella più antica cultura rurale dell’isola. Il suo allevamento è testimoniato da preziosi reperti -ossa, statuette votive e incisioni- che attestano l’allevamento del suino già nel 5.000 a. C..
- Nel corso dei secoli, il maialetto sardo è arrivato all’Impero Romano, e durante il dominio spagnolo durato oltre due secoli, è diventato sempre più utilizzato tanto che ancora oggi in Castiglia è molto comune, anche con diverse preparazioni: la ricetta spagnola più comune è quella al forno insaporita con sedano, carote e cipolla.
- Questa carne veniva anticamente preparata solo per le occasioni speciali, soprattutto a Natale e Pasqua e per i matrimoni, nei secoli poi è diventata simbolo di festa, socialità e convivialità. Ancora oggi si conserva con orgoglio la tecnica della cottura allo spiedo alla brace, che ‘is arrustidoris’ -gli arrostitori- tramandano di generazione in generazione ai figli maschi.
- Il maiale è sempre stata una risorsa importante per le famiglie sarde, considerato una vera e propria ricchezza da cui ottenere non solo carne ma anche insaccati, strutto e altri prodotti saporiti da consumare tutto l’anno. Da qui anche il detto diffusissimo ‘Del maiale non si butta via nulla’: dalla carne alle interiora, dalla pelle alle setole, fino al grasso che può diventa strutto o candela. Oltre le parti nobili dell’animale vengono inoltre utilizzate orecchie, ossa, la cotenna, le zampe ed il muso per insaporire minestroni, zuppe, verdure stufate e spezzatini.
Come si prepara il maialetto sardo arrosto
- Il maialetto allo spiedo va cotto a fuoco lento, per circa 4 ore se intero, per circa un’ora e mezza se tagliato a metà. La cottura lenta -sia che venga posizionato in posizione verticale che orizzontale- richiede una certa esperienza, perché nella prima fase il maialetto deve cuocere dentro, senza bruciarsi fuori.
- Solo nella fase finale la cottura prevede la rifinitura croccante della cotenna.
- La cottura è influenzata anche dalle temperature e dal vento che può disperdere calore e allungare la cottura. Per controllare la cottura si infila uno spiedino sottilissimo sulla coscia -la parte più grossa-: se la punta è bella calda ed il liquido che fuoriesce è trasparente e non rosastro la carne è cotta.
- La cottura prevede che il maialetto venga girato continuamente per garantire una cottura uniforme e per fare in modo che il calore cuocia tutte le parti -dalla coscia più grossa alle costolette sottili-.
- La salatura abbondante con sale molto fine avviene a metà cottura in modo che la carne sia ancora umida per assorbirla; a fine cottura di solito si da un'ultima delicata rispolverata di sale alla cotenna.
Curiosità e abbinamenti
- La qualità della carne è fondamentale, come la scelta della legna che da un aroma unico ed indimenticabile.
- Per ottenere una estrema croccantezza della cotenna gli esperti arrustidoris sardi aggiungono del lardo: fatto a tocchetti si infila su uno spiedino e si stiddia -si fa gocciolare- sul maiale quando si rifinisce la cottura, nell’ultima mezz’ora.
- Particolare anche la cottura delle zampette in tasca: nella parte superiore del maialetto il macellaio pratica una piccola tasca e per inserire le zampette del maiale. Queste a fine cottura risulteranno cotte al vapore, una vera delizia che i commensali si contendono!
- Ultimo consiglio dei più anziani: se il maialetto viene cotto a metà, abbiate cura di rivestire il cervello con della carta da cucina: a fine cottura è usanza dare questa parte prelibata ai bambini su del pane civraxiu abbrustolito. Una delizia ed una tradizione che sanno della Sardegna più vera e selvaggia.
- In molte parti della Sardegna si pratica ancora come un rituale ‘s’insangrentamentu’. Gli allevatori macellano i maiali e poi cospargono la pelle con il sangue degli animali; in questo modo la cotenna apparirà colorata e diventerà ancora più croccante.
- Attenzione a ben utilizzare le interiora del maiale! Queste ultime- le frattaglie- non vengono buttate via, ma utilizzate per cucinare deliziose specialità: tra queste la più rinomata è certamente la coratella alla sarda. Quest’ultima -che include fegato, cuore e polmoni- può essere cucinata arrosto sullo spiedo o in umido con cipolla e vino bianco.
- Per il ‘sanguinaccio’ -dolce tipico dal sapore deciso dell'entroterra- si utilizza invece l'intestino tenue per contenere una miscela di sangue e altri ingredienti tra cui zucchero, scorza di arancia, frutta secca ed uva passa. Si tratta di un dolce della tradizione più arcaica dell’isola che si serve a fette a fine pasto.
- Le altre frattaglie possono essere anche consumate fritte con una impanatura di farina o semola fine di rimacinato di grano duro, o utilizzate per fare deliziosi paté.
- La tecnica di cottura sullo spiedo è la più arcaica ed anche la più diffusa: in alcune parti dell’entroterra della Sardegna qualcuno applica ancora la cottura in buche scavate nella terra: si tratta di una lenta pratica ancestrale ‘a carraxiu’ -‘disordinato’-, che mantiene la carne -avvolta con erbe aromatiche e rametti di cisto e lentischio- tenera, succosa e delicata, che si stacca dall’osso molto facilmente. La carne si adagia su uno strato di brace posta sul fondo e poi si richiude delicatamente con la terra per una cottura che dura anche tre ore. Il maialetto ‘ammurtau’ -dal verbo ‘a murri’ che significa bagnare o inumidire- viene coperto con rametti di mirto fresco prima di essere gustato.



