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La ricetta tradizionale sarda delle tiricche di saba
Che spettacolo le tiricche! La Sardegna è un’isola di antiche tradizioni con un patrimonio dolciario che racconta la sua suggestiva antica storia: un mondo fatto di identità, sapori unici e antichi rituali, dove ogni dolce è un’opera d’arte che racchiude secoli di cultura e passione. Ogni zona ha sue peculiarità che si basano sui preziosi prodotti che la generosa terra produce.
I migliori dolci tipici sardi nascono perché legati a momenti particolari dell’anno o a celebrazioni di diverso genere. In primavera i dolci legati alla Pasqua con la ricotta ed il miele vengono spesso impreziositi con la preziosa ‘sapa’ prodotta in autunno: il mosto del vino cotto diventa una base dal sapore intenso e corposo, perfetto per esaltare biscotti con uva passa e frutta secca ma anche torte più leggere e flan di latte.
La ricetta delle tiricche di saba tradizionali
La saba -dal sapore intenso e dal colore ambrato- è simbolo di abbondanza e ricchezza ed è usato anche per il famoso natalizio pane saba sardo. Le tiricche -anche tiliccas- tipiche del nord dell'isola si preparano soprattutto per Pasqua.Ingredienti
Gli ingredienti, pochi e semplici, devono essere biologici, locali e di qualità: dalle mandorle all’arancia, dallo strutto alla regina: la sapa. Una sottilissima, trasparente sfoglia di pasta violada racchiude un elegante ripieno -su pistiddu, pestato- a base di sapa. Noi vi proponiamo la ricetta tradizionale sarda originaria di Ittiri.Per la pasta violada
- 250 gr di semola di grano duro rimacinata
- 50 gr di strutto
- 150 ml di acqua
- Sale
Per il ripieno, su pistiddu
- 250 ml di sapa
- 100 gr di mandorle
- 50 gr di semola grossa
- Una arancia biologica
Procedimento
- L’impasto della pasta violada va fatto con calma e pazienza: per cominciare si impasta la semola con lo strutto, che deve essere lasciato a temperatura ambiente. Lentamente si unisce l'acqua poco tiepida leggermente salata con un pizzico di sale e si lavora col palmo delle mani fino a che si ottiene un panetto liscio, vellutato ed elastico. A questo punto il panetto di impasto deve riposare avvolto con della pellicola trasparente da cucina in frigorifero per mezz’oretta.
- Nel frattempo ci dedichiamo al profumato ripieno: in un tegame antiaderente dai bordi bassi scaldate la sapa a fiamma bassissima. Unite la scorza intera di un’arancia che avrete ben ripulito dall’albedo, la spugnetta bianca che ricopre il frutto potrebbe infatti dare un retrogusto amarognolo non gradevole. Aggiungete anche le mandorle spellate e tritate a listarelle. A questo punto bisogna far rapprendere il composto aggiungendo la semola: continuate a mescolare con un mestolo di legno finché il ripieno non si addensa: sarà pronto quando si stacca facilmente dalle pareti del tegame.
- Mentre il pistiddu raffredda stendete la pasta col mattarello: deve diventare sottilissima , quasi trasparente. Con una rotella da dolci ottenete delle strisce larghe circa 4 e lunghe circa 10 centimetri. Ora arriva la parte più delicata ed artistica. Se avete la fortuna di conoscere una donna che ha le ‘mani buone’ fatevi insegnare questa arte tradizionale manuale, sempre meno diffusa: si formano dei ‘tubicini’ ripieni e si poggiano al centro di ogni striscia di pasta. Quindi si sollevano i bordi della pasta violada per avvolgere il ripieno, con la parte superiore aperta ‘a fiore’. A questo punto potete sbizzarrirvi nel creare le forme ondeggianti più eleganti che desiderate: ad esse, a spirale, a ferro di cavallo.
- Una volta terminata la fase di finitura foderate una teglia con della carta forno. Infornate le tiliccas sarde a 160 °C per 10 minuti. La cottura va controllata ad occhio, perché questi dolci devono restare asciutti ma con la pasta bianca, croccante ma non dorata! A vostro piacere potete decorare con dei piccoli zuccherini colorati.
- Una variante di questa ricetta prevede l’uso del miele al posto della sapa e l’aggiunta di aromi come caffè, cannella o chiodi di garofano.



