Su casizolu: storia, origini e zona di produzione
Tra i numerosissimi formaggi sardi che vedono soprattutto
tipologie di pecorino sardo troviamo anche il
casizolu, formaggio vaccino a pasta filata. Originario della zona del Montiferru (Santu Lussurgiu in particolare) e del Marghine - affascinante e aspra zona che prende il nome dall’omonimo massiccio di origine vulcanica omonimo - veniva prodotto già dal Medioevo. Le prime testimonianze risalgono infatti ad un documento del 1353 che attesta che il mercante pisano Bernardo Rodolfo comprò in Sardegna “
una botte di cacio cavalli per lire 10", in Sardegna poteva essere solo il
casizolu! Il
casei longi -formaggio dalla forma allungata, per distinguerlo dal più diffuso pecorino- veniva già da tempi remoti venduto a Genova e Barcellona per essere gustato dalla borghesia europea. In antichità -certamente anche prima del 1300, in epoca rurale- la sua lavorazione era affidata alle forti mani delle donne che con calma e maestria riuscivano a produrre un formaggio dal gusto e dalla delicatezza uniche. La ricetta si è poi tramandata di generazione in generazione di madre in figlia, fino a far diventare questo prodotto un Presidio Slow Food che ne tutela le tecniche più antiche, compresa la lavorazione del siero per minestre.
Su casizolu è ancora oggi definito nelle zone interne dell’isola come il ‘formaggio delle donne’, per l’arte manuale e la pazienza richieste per la lenta filatura della cagliata.
Lavorazione e produzione del casizolu
- La lavorazione prevede come primo passo la filatura della cagliata del latte intero vaccino in acqua calda a 35/38°: il latte viene scaldato, cagliato e lasciato fermentare. La cagliata a pezzi resta immersa in acqua calda finché fila, per circa 30 minuti. La pasta viene quindi recuperata e deposta in contenitori di acciaio inossidabile, di plastica o terracotta smaltata nei quali prosegue il processo di acidificazione.
- Quando la pasta ha raggiunto un’acidità da consentirne la filatura si tagliata a fette, e si immerge in acqua a 90-93°C; in questa fase si impasta e fila con spatole in legno o in metallo o con impastatrici meccaniche. La pasta viene quindi tagliata e modellata e rifinita nell'acqua fredda manualmente a forma di pera. Il caglio- coagulante enzimatico naturale che trasforma il latte da liquido in solido- di solito è di vitello, ma talvolta si usa anche quello di agnello o capretto.
- Seguono quindi la salatura in salamoia -acqua e sale- e l’asciugatura.
- La stagionatura -in ambiente fresco ed umido, ideale è la cantina casalinga- produce sapori che vanno dal poco stagionato dolce al più stagionato piccante.
Le caratteristiche del casizolu
- Su Casizolu è riconoscibile per la sua forma a pera modellata a mano con il collo allungato. Nell’isola dove il pecorino la fa da padrone questo formaggio si produce invece con latte vaccino crudo di razze autoctone, come la Sardo-Modicana. Queste vacche allevate al pascolo allo stato brado o semibrado nei pascoli ricchi di mirto e camomilla selvatica producono un latte ricco e gustoso, perfetto per il formaggio. Le caratteristiche di questo elegante e pregiato prodotto variano con la stagionatura.
- Se si consuma fresco e bianco/giallo paglierino il sapore è delicato e dolce, mentre stagionato in ambienti freschi ed umidi diventa giallo, più duro, con la pasta che letteralmente si ‘sfoglia’. Quando è più stagionato il gusto tende ad un retrogusto corposo e piccante, con suggestive note erbacee di bosco e di aromatica mandorla amara.
- La crosta esterna è sempre liscia e sottile, di un giallo chiaro che diventa più ambrato con la stagionatura.
- La pasta è compatta, elastica, morbida, leggermente occhiata (bucherellata).
- Fondamentale è la lavorazione della cagliata che viene filata in acqua calda, lavorata e modellata, un procedimento che richiede esperienza e calma per ottenere la pasta ‘filata’.
- Il delicato siero residuo, s'abbagasu, viene utilizzato per preparare saporite minestre.
- La pezzatura varia dal mezzo chilo ai cinque chili: le più grandi sono quelle del Montiferru.
I riconoscimenti
- Su casizolu è oggi riconosciuto Presidio Slow Food, che ne tutela la produzione artigianale e garantisce il rispetto di un rigido disciplinare specifico, valorizzandone la tradizione millenaria. Le caratteristiche che Slow Food seleziona per il casizolu sono: latte non pastorizzato da animali allevati al pascolo brado e lavorazione artigianale con formatura a mano.
- Questo formaggio vanta anche la DE.CO. -denominazione comunale-, riconoscimento comunale del paese di Santu Lussurgiu, che ne garantisce l'origine.
- Riconosciuto anche a livello regionale come PAT, Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Sardegna.
Degustazione e abbinamenti
- Il casizolu è un formaggio gustoso e delicato, ottimo da gustare sia freddo ‘a crudo’ che caldo ‘cotto’.
- Delizioso in antipasti alla sarda, accompagnato con del pane carasau o guttiau; delizioso grigliato a fette da circa due centimetri e servito con del miele riscaldato.
- Perfetto per rifinire primi piatti al piatto o in teglia: nella pasta corta o nel risotto aggiunto a dadini prima di servire; come condimento nella zuppa Gallurese (tipica lasagna al carasau) o nelle lasagne -sia rosse che bianche, magari ai funghi- da un sapore cremoso e deciso.
- Nei ripieni di panzerotti fritti è eccellente per accompagnare salsa di pomodoro, funghi, zucchine o melanzane.
- La crema di casizolu si sposa con carciofi grigliati ed è una preziosa base per condire crostini o pane pistoccu con gamberi scottati o polpo alla griglia.
- Da provare anche la polenta con radicchio e casizolu: un abbinamento interessante per palati che amano i gusti forti e decisi.
- Il Vermentino di Gallura, in Cannonau rosa, il Cagnulari ed il Carignano sono i compagni perfetti di questo gustoso formaggio tradizionale.
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Qual è la differenza tra peretta e casizolu?
Si tratta dello stesso prodotto, semplicemente ‘peretta’ -piccola pera- è la denominazione italianizzata per questo formaggio DOP con una chiusura a ‘strozzatura’ da cui si forma una piccola testa; in alcune zone della Sardegna si chiama anche ‘
tittighedda’ o ‘
figu’, ma
casizolu resta il nome più tradizionale e diffuso usato dagli isolani.
Dove acquistare su casizolu
Il
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